La Storia del Premio*

* testi tratti dal libro Premio Malaparte, pubblicato in occasione della mostra “Malaparte-letteratura, amici & arte” (Certosa di San Giacomo, Capri, 1998-2000), a cura degli “Amici di Capri”, Edizioni La Conchiglia, Capri, 2001.

 

Tra il settembre e l’ottobre del 1979 l’Associazione “Amici di Capri” organizzò nella Villa Malaparte, che per l’occasione fu riaperta al pubblico, una mostra di documenti, libri, oggetti inediti dello scrittore toscano, insieme all’esposizione delle fotografie d’un suo reportage in Cina.
All’inaugurazione intervenne Alberto Moravia, che nutriva per Malaparte un sentimento ambivalente, sia per il suo stile così diverso dal suo, sia per il carattere avventuroso del personaggio.
Ma fu proprio Moravia che ebbe l’idea di un premio intitolato a Curzio Malaparte per restituire a Capri il ruolo di centro internazionale di incontri culturali e intellettuali.
Ne parlò una sera durante una cena a Villa Mura, la casa dove avevano alloggiato i principi d’Assia e dove abitava Graziella Lonardi che aveva sempre pensato a un dialogo letterario e artistico che da Capri giungesse anche all’estero.
Della giuria fece parte fin dall’inizio, oltre a Moravia, Lamberti Sorrentino che era stato molto amico di Malaparte e che apparteneva ai mitici inviati speciali di guerra degli anni Trenta e Quaranta; Sorrentino era il custode delle memorie capresi di Malaparte essendo stato testimone della costruzione della sua casa a Punta Massullo incastrata tra le rocce come una nave incagliata.
Nella giuria, oltre i capresi di elezione Raffaele La Capria e Ugo Pirro, entrarono Giordano Bruno Guerri, l’ambasciatore di Francia amico dell’Italia e appassionato di Capri Gilles Martinet e il sottoscritto. Essa si è allargata poi a Furio Colombo e Giuseppe Merlino.
Le scelte dei candidati si compivano senza alcuna formalità secondo un solo criterio, quello di selezionare scrittori stranieri che avessero nelle loro opere e nella loro vita un tratto malapartiano, oppure una sensibilità estetica che li predisponesse all’amore verso Capri che era o sarebbe stata una tappa nei loro viaggi spirituali e reali.
Lo scopo del Premio è stato anche quello che rimanesse a Capri una memoria del passaggio di un grande scrittore.
Ci si riuniva verso maggio nella casa romana di Graziella Lonardi che, per il suo ruolo di Presidente dell’Associazione “Amici di Capri”, aveva il diritto di indicarci alcuni nomi di personalità che con il suo fine orecchio considerava adatte quell’anno ad essere prescelte, nomi che ciascuno confrontava con le proposte sue e degli altri.
Se ne discuteva a tavola durante un pranzo o una cena e poi si incaricava Graziella di verificare se il candidato prescelto era disposto a venire a ritirare personalmente il Premio, condizione indispensabile per assegnarlo.
Non sempre tutti i presupposti coincidevano e in alcuni casi si arrivava all’ultimo momento dalla data del Premio, per fare la scelta definitiva.
Se rileggo le motivazioniche che a me toccava scrivere per illustrare le ragioni dell’assegnazione del Premio, mi accorgo che in ciascuno dei vincitori si poteva rintracciare il rifiuto del conformismo e l’amore per l’avventura, si trattasse del primo a cui il Malaparte toccò, Antony Burgess, l’autore di Arancia Meccanica, così amante dell’avventura nella sua vita come nelle sue fantasie letterarie o di Saul Bellow che aveva appena avuto il Premio Nobel o di Nadine Godimer, la grande scrittrice sudafricana, che fu premiata nel 1985 ed ebbe il Nobel l’anno dopo, o Susan Sontag che, oltre che romanziera, è impegnata sui temi sociali e politici come la lotta contro l’AIDS e la guerra nel Vietnam. Lo stesso si può dire di Isabelle Allende, premiata nel 1998, che come ella ricorda fu accusata da Pablo Neruda di trasformare troppo la realtà, che è in fondo l’accusa che colpì Malaparte.
Nessuno dei premiati, per quanto celebre, rimaneva insensibile al fascino di Capri.
Nadine Godimer ne era intenerita, l’argentino Manuel Puig ne era commosso, John Le Carré non sembrava più l’astuto e geniale inventore di avvincenti trame di spionaggio, ma quasi infantilmente disarmato di fronte ai Faraglioni.
A Michel Tournier, preferito nel ’93 anche per aver interpretato il bisogno del mito nell’uomo moderno, consegnammo il Premio a Parigi, ma egli nella primavera del ’94 volle venire per quindici giorni a Capri.
Il grande commediografo Václav Havel, che avevo conosciuto qualche anno prima a Praga dove, dopo essere stato scarcerato, era sempre sorvegliato dalla polizia, era presidente della Repubblica Cecoslovacca quando nel 1990 accettò il Premio Malaparte.
Protagonista della storia culturale e della lotta per la libertà dell’Europa dell’Est, accettando il Premio Malaparte, Václav Havel ne confermava la tradizione, ormai internazionalmente riconosciuta, di saper indicare all’opinione pubblica scrittori che adempiono nella società il ruolo indispensabile dell’intellettuale che non si esaurisce nella sua opera ma consiste nella coerenza delle sue azioni con l’ideale che anima l’attività creativa e con la fedeltà alla libertà di pensiero.
Il Premio Malaparte è stato assegnato infatti non solo come una testimonianza letteraria, ma è stato, con Havel e anche lo scrittore jugoslavo Matvejević, l’autore di Mediterraneo, la cinese Zhang Jie per la sua denuncia dei “Nuovi Mandarini” e del sudafricano Breyten Breytenbach, protagonista della lotta contro l’apartheid, un riconoscimento alla dedizione degli scrittori a un ideale politico e civile.
Il Premio Malaparte non ha mai tradito il suo spirito iniziale e ha svolto un ruolo originale nella sprovincializzazione del mondo letterario italiano e nello stabilire un dialogo con alcuni dei più celebri scrittori internazionali.
Ma la fortuna del Premio sta nella grande suggestione che esercita in tutto il mondo il nome di Capri.

Giovanni Russo

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